L’art Journal di ottobre e le nuove foto – The Art Journal of October and the new pictures


L’anno giunge lentamente alla conclusione, e io comincio a guardarmi indietro per capire dove voglio andare. Trascino l’Art Journal per completare un progetto che ho iniziato a gennaio e di cui avevo bisogno, ma so già che il prossimo anno occuperò quel tempo disegnando libera dal registro dei miei giorni.

While the year slowly fades away, I begin to look back to choose my next path. I keep on working, lazily, at my Art Journal, to complete a project I started in January and I know it was really good for me.
Next year, I will leave it aside and dedicate more time to images not linked to my diary.




Ci sono pochi colori nelle mie pagine di ottobre, va bene così, sono contenta che stia arrivando l’inverno. Mi piace l’oscurità e il freddo, mi piace prendermi una pausa dalle giornate di sole. Ho sempre pensato di non amare l’inverno, invece ora mi accorgo di riuscire ad ‘accordarmi’ alle stagioni, come fossi un violino.

There are not so many colours in my pages of October. That’s fine. I’m glad winter is coming. I like dark and cold, I like to take a break from the warm sunny days. I never really loved winter, but with the time I learned to tune myself in to the season. Like a violin.




E mentre scandivo le stagioni, quest’anno ho davvero fatto un sacco di passi avanti. Lo capisco perfettamente quando succede, è come riordinare gli ingranaggi di un orologio: ho trovato una nuova combinazione, che funziona. Avevo bisogno dell’Art Journal perché così ho scoperto il mio stile (me lo scrisse Daniela in un commento, che avevo trovato il mio stile. Io ho alzato gli occhi, guardato il mio disegno, e pensato ‘è vero’). La mia calligrafia è sempre stata piccola, e quando ho cominciato a dipingere casette ho trovato il modo di esprimere la mia propensione per i dettagli. E in questi ultimi giorni, gettando finalmente alle spalle i manuali del perfetto venditore, mi sono finalmente decisa a fotografare le mie creazioni là dove nascono, tra i miei appunti.

And while my life was punctuated by the seasons, I can see this year I took a lot of steps further. I can easily notice when this happens, it is like putting back in place the gears of a clock: I found the right combination, it works. I needed the Art Journal because it helped me to find my own style. My handwriting was always really small, and when I started to paint my little houses I found the way to express my aptitude for details. And finally, in these days, I gave up the ‘perfect sellers’ manuals and decide to take pictures of my creations on my desk, there where they were born.



 
Le mie foto, finalmente, raccontano una storia. Come sono, cosa faccio. Dove prendono vita le mie creazioni, che si staccano dal foglio e prendono altre forme. Le mie foto ora parlano alle persone giuste. Ne sono sicura.
Il problema è che quando si fanno i primi passi là fuori, nel mondo del commercio online, si cerca sempre di ascoltare chi ne sa di più.  A noi artigiani parlano continuamente di format ideali, branding, SEO, business plan e di target, e esistono tanti di quegli articoli e tante di quelle discussioni da perdere la bussola e non ricordarsi più perché si è lì.
Ma, come dovrebbe succedere in ogni scuola, l’allievo arriva al punto di saturazione. E allora prende quello che ha imparato e lo piega alle sue necessità.

My pictures, finally, tell a story. What I am, what I do. How my imagination takes shape. And I’m sure they’re finally talking to the right people. The problem is that when you take your first steps out there, in the world of the ecommerce, you’re listening to a lot of voices. People have a lot to teach you about formats, branding, SEO, business plans and targets, and there are so many discussions going on and so many articles, that the risk is to forget what you’re doing out there.
But, like it should happen in every school, the student eventually gets to the ‘saturation point’. That’s the moment when he takes what he learned and forces it to bend to its needs.





Se vi va, ve lo racconto com'è questo mio cliente-target. Si chiama Nobody, perché ha fregato il nome da un libro che gli è piaciuto, e così non so se sia uomo o donna. Ha bisogno di leggere, ha bisogno di tempo in casa, ha bisogno di tempo nella natura, non ama le grandi città. Ha bisogno di silenzio e di scrivere appunti, di scarabocchiare. Ha circa quarant’anni, ha degli hobby: modellismo, ricamo, la lenta cottura delle marmellate. È una persona che conosce il tempo che richiedono le cose.
Ha la piccola vanità di voler collezionare oggetti che lo ispirino, di crearsi un piccolo tesoro di cui ha selezionato con cura ogni pezzo, e che appartiene solo a lui. Ama l’arte e il vintage, e non importa che gli oggetti abbiano un utilizzo. Li espone a momenti, senza bisogno di bacheche, li sposta e li chiude nei cassetti, per poterli sbirciare in silenzio…

Would you like to know, how’s my target customer, then? His name is Nobody - he stole this name from a book he loved, so I can’t be sure if he’s a man or a woman. He needs to read, to spend time at home, to spend time in the nature, he doesn’t live in big cities. She needs silence, she needs to take notes and doodle. He’s around forty, he has more than one hobby: perhaps he’s a collector, or he loves embroidery, or he loves to make marmalades at home. She knows how much time it takes to create a thing.
He has this weird idea of collecting inspirational objects, special things he selected with care and constitute his personal treasury. She loves art and vintage, and it doesn’t really matter if these things are not useful. He displays his treasures from time to time, out of showcases, moves them to one place to another, keeps them safe in his drawers…




Ancora due parole: grazie Rita, e grazie Gioconda.


 

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